Un giorno forse sarà possibile prendere una pillola per smettere di fumare.
Una ricerca dell'Università del Maryland, riportata dal quotidiano britannico Daily Mail, ha scoperto che le pillole per la pressione sanguinea, i beta-bloccanti, possono agire sulla memoria ed eliminare le sensazioni piacevoli che ci portano a desiderare una sostanza, e quindi cancellare la dipendenza.
A differenza delle altre terapie, come gomme e cerotti alla nicotina, quella elaborata dai ricercatori non agisce sulla sostanza che dà dipendenza, ma sulle memorie e risposte emotive che si scatenano quando desideriamo quella sostanza.
"Fumare, così come il consumare stupefacenti, aumenta il rilascio della dopamina, un neurotrasmettitore implicato nel movimento, nelle risposte emotive e nella memoria a breve termine", hanno spiegato i ricercatori.
"Un alto livello di dopamina - hanno aggiunto - potrebbe ingannare il cervello, facendogli credere che la sostanza che dà dipendenza è importante per lui. Ogni volta che c'è qualche stimolo ambientale associato alla sostanza (come guardare qualcuno che fuma o che beve un bicchiere di vino), si attiva una risposta emozionale e quindi il desiderio di ottenere la sostanza".
E' su questo sistema di memoria-desiderio che i ricercatori sono andati ad agire, sfruttando le caratteristiche dei beta-bloccanti.
"Uno dei loro effetti collaterali - hanno detto gli scienziati - è la perdita di memoria. I beta-bloccanti vanno ad interferire con la Noradrenalina, che è implicata nei processi celebrali di gestione della memoria. In pratica, i betabloccanti non cancellano la memoria, ma le risposte emotive che essa provoca".
Durante il tial clinico, che si sta svolgendo al Massachusetts General Hospital, a 50 fumatori incalliti verrà somministrato il beta-bloccante propanolo. Saranno quindi sottoposti a una fase di eliminazione del fumo supportata da normali terapie come cerotti e gomme alla nicotina, per verificare l'effettiva efficacia dei beta-bloccanti.
Durante tutto l'esperimento saranno continuamente esposti a stimoli che invogliano al fumo.
"E' una teoria interessante", ha detto Ken Checinski, psichiatra ed esperto in comportamenti da dipendenza della St George's, University of London. "E' sempre interessante - ha aggiunto - vedere una terapia che agisca anche sul comportamento. L'approccio è promettente e aspetteremo con ansia i risultati. Probabilmente non si tratta della pozione magica che eliminerà la dipendenza, poichè ha molte cause, ma potrebbe di certo essere un metodo potente".